Neurolinguistica

linguistica_2.jpgFin dagli inizi degli anni ’80, diverse osservazioni cliniche e sporadici lavori sperimentali hanno evidenziato come l’analisi del discorso possa rivelarsi utile per identificare diversi pattern disfunzionali in differenti popolazioni di pazienti  (afasici, dementi, malattie mentali). In generale, sottili cambiamenti nella capacità comunicativa sono segno di una condizione neurologica sottostante e determinate misure o marker linguistici come la fluenza verbale e la coerenza tematica si sono dimostrati sensibili ad un eventuale declino intellettivo, essendo in grado di differenziare pazienti con e senza deficit cognitivo.
Nell’ambito delle ricerche condotte presso il Laboratorio di Neuropsichiatria, diversi studi neurolinguistici indagano le capacità comunicative nei soggetti neurologicamente sani ed in diverse popolazioni di pazienti, allo scopo di identificare i processi mentali alla base dell’uso efficace del linguaggio e le eventuali disfunzioni comunicative nelle patologie oggetto di studio. La correlazione con le performance ad alcune misure neuropsicologiche permette inoltre, di individuare le capacità cognitive coinvolte nella produzione del discorso, mentre lo studio dei correlati neuroanatomici mediante tecniche di neuroimaging, consente di studiare l’architettura mentale soggiacente la capacità comunicativa.
Nell’ambito delle malattie neurodegenerative, diversi lavori dimostrano come deficit nel processamento del discorso possano essere considerati un indice di malattia di Alzheimer allo stadio iniziale. Sulla base di tali rilievi lo studio della produzione narrativa nella fase pre-clinica della demenza o Mild Cognitive Impairment  (MCI) ha lo scopo di verificare se eventuali cambiamenti nella capacità comunicativa di tali pazienti precedano o siano concomitanti l’insorgenza del lieve deterioramento cognitivo che caratterizza la sindrome, venendo a configurarsi come indice precoce per una tempestiva diagnosi. Il modello longitudinale dello studio permette inoltre di appurare il valore predittivo del sintomo in funzione dell’eventuale conversione in demenza, mentre la correlazione con i dati di neuroimaging strutturale valuta il rapporto tra modificazioni cerebrali precoci, alterazioni della capacità comunicativa e possibile sviluppo di MCI e AD.
Lo stesso approccio è applicato allo studio delle abilità narrative nella malattia di Parkinson in cui una riduzione della complessità sintattico-grammaticale e della produttività nella generazione di un discorso sarebbero inversamente proporzionali alla durata di malattia. Tali misure linguistiche potrebbero quindi essere identificate come indicatori comportamentali dello stato di avanzamento della malattia, eventualmente in relazione con l’aggravarsi dei disordini cognitivi o la progressione della degenerazione neuronale.
Analogamente, la presenza di disordini cognitivi e di alterazioni cerebrali morfo-funzionali in diverse patologie psichiatriche suggerisce l’eventuale presenza di alterazioni della capacità comunicativa nei pazienti con malattia mentale e la necessità di definire i fenotipi linguistici ed i loro correlati neurobiologici, nei diversi quadri nosologici.

Staff
Responsabile: dott.ssa Federica Piras
Collaboratori: dott.ssa Giulia Natali

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